Foggia Jazz Festival 31a Edizione!

FOGGIA JAZZ FESTIVAL

PROGRAMMA

Se chiudo gli occhi sento ancora suonare quel jazz.

Erano gli anni in cui i giovani musicisti si appassionavano agli stimoli musicali di matrice afro-americana e si lasciavano andare ad improvvisazioni piene d’entusiasmo.

Il palcoscenico erano le taverne, piccoli mondi fumosi. Come la Taverna del Gufo, storica osteria che ha accolto tra le sue mura artisti noti e giovani talenti.

Il jazz era alternativo, giovane, sperimentale. Un ponte emozionale con la lontana America, dove il genere si era affermato come elemento di rottura: per qualcuno il termine jazz avrebbe avuto originariamente il significato di “fracasso”, per qualcun’altro sarebbe stata la “musica da eiaculazione” per la sua presenza nei bordelli, o ancora intesa come “musica effervescente”.

Per la città di Foggia, crollata e rinata della sue ceneri nel secondo dopoguerra, di certo è stata musica vitale, espressione di libertà.

Figlio di questo desiderio di riscatto ed emancipazione, Toni de Mita creò ed inaugurò il 31 agosto del 1974 il Foggia Jazz Festival, riversando per strada strumenti, note e tutto il jazz-felling pugliese.

Da allora sono trascorsi più di trent’anni: Toni de Mita non c’è più, ma il jazz è rimasto e ancora irrompe nella quiete foggiana battendo i piedi per terra.

Rino de Martino

 

09.09.2010.Dopo un mese di anteprime in giro tra i castelli della Daunia, è partita ufficialmente la trentunesima edizione del Foggia Jazz Festival. Musica, cinema e arte griffati da firme illustri, fino al 12 settembre. 

FOGGIA . Mai così tanti nomi. In quel calendario, che raccoglie una manciata di anteprime, inaugurazioni varie e inizi ufficiali, è quasi difficile districarsi, venirne a capo. Musica nei castelli assorbita da mattoni secolari, colpi di spatola e di assolo, pennate di chitarra e pennellate d’autore, persino diapositive in bianco e nero e celluloide a quintali. Tutte le arti convengono che l’occasione è di quelle storiche. D’altra parte, con ben trentuno edizioni sul groppone non si scherza.
Il Foggia Jazz Festival continua a perpetuare un rito, a stratificare stili e linguaggi, a sancire – qualora ce ne fosse ancora bisogno – un legame indissolubile tra la città delle fosse e il genere in cui il tempo si porta sul 2 e sul 4. Guai a spostarli quegli accenti, a denaturare “swing”come alcool.
La frenesia organizzativa di Assoartisti partorisce l’edizione più ricca a memoria di jazzofilo. A cominciare dalla proposta di musica, a trecentosessanta gradi. Lo scorso 8 settembre si è cominciato a suonare anche nel capoluogo (dopo le memorabili anteprime con Ceryl Porter, Diane Schuur, Crystal White e tanti altri, in giro tra i castelli della Daunia). Si è parlato soltanto (e giustamente) di Ninni Maina, indimenticato crooner foggiano con il video-concerto e il premio dedicati alla leggendaria voce che agli abituali frequentatori della Taverna del Gufo faceva venire la pelle d’oca.
Dopo l’esibizione del Paola Repelè Quartet, per chi fosse già in possesso di una copia di Viveur dalla sera di giovedì 9 settembre, l’occasione di godersi grande musica è unica: il consiglio è quello di correre entro le 22.00, in piazza XX settembre, dove ad attendervi ci saranno le Voci di Corridoio, gruppo che di originale ha innanzitutto il nome. Cinque voci e tre strumentisti, lo spirito è quello del leggendario Quartetto Cetra, il repertorio comprende classici del jazz degli anni d’oro, delle grandi orchestre che hanno fatto ballare al tempo di boogie i giovanotti di tre generazioni.
La sera di venerdì 10 settembre, dopo la proiezione di Glenn Miller Story, alle 19.00 nel cortile di Palazzo Dogana, ci si sposta nel cortile di Palazzo di Città (alle 20.00), dove la musica suonata sarà quella del Francesca Biancoli Quartet. Un progetto nato nel 2008 dall’incontro tra la bella voce e il chitarrista Antonio Cusato, e che vedrà riuniti sullo stesso palco anche Alessandro Lo Mele al contrabbasso e Folco Fedele alla batteria, tra vecchi standard e interessanti inediti. Alle 22.00 toccherà alla scatenata Con Tur Band, un’allegra banda di 18 elementi predicatori di un blues da strada che non risparmia fiato e fisico dei protagonisti.
Sabato 11 settembre, alle 19.00, il cortile di Palazzo Dogana accoglierà gli aforismi melodici della Mò Better Blues, prima di due concerti da annotare in agenda: alle 20.00 (nel cortile del Comune) il trio guidato dalla chitarra e dalla voce di Elisabeth Cutler dispenserà lezioni di jazz moderno. Alle 22.00, il palco montato in piazza XX settembre sarà il teatro della storica esibizione del pianista Omar Sosa, fenomeno cubano degli ottantotto tasti e ambasciatore autorevole di quel latin jazz che va così tanto di moda.
Il festival chiuderà con un boato di percussioni la sera di domenica 12 settembre, alle 22.00, ancora in piazza XX settembre, con l’esibizione dei Tamburi del Bronx, la comitiva francese originaria del quartiere ferroviario di Varennes-Vauzelles, nei pressi di Nevers.
Jazz che fa rima con arte e con tutte le sue manifestazioni figurative. Fino al 12 settembre, giorno di chiusura della trentunesima edizione del Foggia Jazz Festival, i cortili di Comune e Provincia di Foggia e l’isola pedonale ospiteranno Collage di Emozioni, la collettiva di arte pittorica e grafica che riunisce le creazioni (naturalmente ispirate al jazz e al suo mondo) di oltre venti artisti, e Biancoenero in Jazz, la mostra fotografica che raccoglie gli scatti di Mimmo Attademo sulle edizioni passate della rassegna jazzistica. C’è Chick Corea su un palco montato nei pressi di piazza Cavour, roba da non crederci. O Lucio Dalla, ospite in prima fila e fenomenale clarinettista spinto dalla voglia di suonare, di improvvisare, di partecipare a qualcosa di unico. Al Foggia Jazz, ai quei trent’anni di storia musicale e cittadina.
info: www.foggiajazzfestival.com